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Malattia di Rosai-Dorfman

1. INFORMAZIONI GENERALI

1.1 Dati epidemiologici

La malattia di Rosai-Dorfman in genere colpisce giovani adulti- più frequentemente i maschi rispetto alle femmine- con un picco intorno all’età di 20 anni (Foucar 1990). In tutto il mondo è una malattia sporadica, con occasionali raggruppamenti, il che suggerisce l’esistenza di un fattore scatenante di tipo infettivo o una predisposizioone genetica.

1.2 Fattori eziologici e di rischio

L’eziologia è sconosciuta. Il fatto che le cellule lese siano di derivazionedai monociti circolanti suggerisce la presenza di un disordine di tipo reattivo, l’incidenza in crescita di anticorpi serici autoimmunitari durante la malattia attiva riporta alla possibilità che vi sia una correlazione patogenetica con processi immunitari sregolati. In alcuni casi sono stati implicati i virus HHV-6 e EBV.

2. PATOLOGIA E BIOLOGIA

2.1 dati biologici

Le cellule patologiche nel tessuto infiltrato sono macrofagi attivati, che esprimono antigeni di superficieLeu-M3 e HAM-56 così come recettori per la transferrina, interleuchina 2, Fc e C3 (Eisen 1990; Chan 1993).2.2 IstopatologiaIstiociti con abbondante, chiaro citoplasma e nucleo da ovale a rotondo con nucleolo singolo ingorgano in modo massivo i seni e le aree interfollicolari dei linfonodi, in genere con evidenza di linfofagocitosi (Pritchard 2001).

2.3 Grading

Non esiste un sistema di grading generalmente accettato nell malattia di Rosai-Dorfman.

3. DIAGNOSI

3.1 Segni e sintomi

Nella malattia di Rosai-Dorfman una linfoadenomegalia cervicale e paratracheale bilaterale asintomatica, che può essere massiva, è il sintomo d’esordio nella larga maggioranza di casi (approssimativamente il 90%) (Foucar 1990; Chan 1993). Linfoadenopatie inguinali e ascellari sono meno comuni (circa nel 20% dei pazienti). Altre sedi di coinvolgimento linfonodale sono il mediastino e l’area para-aortica superiore (10-15%). Le sedi più comuni di interessamento extranodale sono la cute, le late vie respiratorie, l’anello del Waldeyer e l’osso. Comparati con i pazienti con la malattia di Rosai-Dorfman sistemica, i pazienti con la Rosai-Dorfman primaria cutanea sono anziani, le femminw sono più comunemente affette e soggetti di razza bianca hanno più probabilità di essere affetti rispetto ai soggetti di razza nera (Frater 2006). Sintomi sistemici sono rari. Midollo osseo, fegato e milza di solito sono risparmiati.

3.2 Strategia diagnostica

La biopsia linfonodale è l’indagine di riferimento per la diagnosi della malattia di Rosai-Dorfman.

3.3 Diagnosi patologica

La diagnosi si basa interamente sulla valutazione patologica (Weitzman 2005). Oltre alla microscopia ottica, si raccomanda che vengano eseguite sui campioni le indagini immunoistochimiche (Eisen 1990). Data l’importanza di effettuare alcuni test diagnostici su sezioni fresche-congelate (S-100), è necessaria una pronta collaborazione tra il chirurgo e il laboratorio di patologia per processare adeguatamente il materiale bioptico, come nel caso di tutte le sindromi istiocitosiche (Schmitt 1992).

4. STADIAIZONE

4.1 Classificazioni in stadi

Non esiste una classificazione in stadi generalmente accettata per la malattia di Rosai-Dorfman.

4.2 Procedure di stadizione

Quando viene diagnosticata la malattia di Rosai-Dorfman, oltre all’esame clinico completo, è raccomandato effettuare una misurazione dell’emoglobina ed ematocrito, GB e formula, conta piastrinica, test di funzionalità epatica comprendenti transaminasi, fosfatasi alcalina, bilirubina, proteine totali, test di coagulazione (PT, PTT, fibrinogeno), così come RX torace (2 proiezioni) ed ecografia o TAC dell’addome. Esiti particolari dell’esame clinico o dei primi risultati dei test di laboratorio possono indurre ad ulteriori indagini.

5. PROGNOSI

5.1 Storia naturale

Nella malattia di Rosai-Dorfman, il decorso clinico è di solito indolente per molti anni, con regressioni spontanee nella maggioranza dei pazienti. In genere non pone a rischio della vita o della funzione d’organo. In qualche paziente la malattia può diventare progressiva e richiedere un trattamento. In tali casi l’istologia deve essere nuovamente verificata. Ci sono solo resoconti anedottici di morti dovute alla malattia o a sue complicanze.

5.2 Fattori prognostici

Il coinvolgimento di alcune sedi extra-linfonodali, quali il rene, il polmone o la presenza di una disseminazione linfonodale imponente rappresentano fattori prognostici negativi, in questi casi comunque, è importante rivedere l’istologia.

6. TRATTAMENTO

6.1 Terapia della malattia asintomatica

Attualmente non vi sono protocolli nazionali o internazionali per questa malattia. La maggior parte dei pazienti con malattia di Rosai-Dorfman è asintomatica, l’approccio iniziale di sola sorveglianza rappresenta lo standard terapeutico con un livello di evidenza di tipo C. Questo è dovuto al fatto che regressioni spontanee possono verificarsi, e le terapie spesso causano più effetti collaterali che benefici (Pulsoni 2002).

6.2 Terapia della malattia sintomatica

Per i pazienti con una presentazione di malattia progressiva o sintomatica, o per quelli in cui la terapia si impone per problemi di tipo cosmetico, la terapia con corticosteroidi, in genere prednisone ad alte dosi (inizialmente 2 mg/Kg al dì) viene considerata il trattamento standard con un livello di evidenza di tipo C. La chirurgia, radioterapia e/o la chemioterapia (di solito alcaloidi della vinca o 6-mercaptopurina e methotrexate orale) possono essere prese considerate appropriate per uso clinico individualizzato, con un livello di evidenza di tipo R, quando non vi sia un adeguato controllo con la terapia steroidea (Pulsoni 2002). Le condizioni autoimmuni associate normalmente si risolvono quando la patologia di base risponde al trattamento steroideo, comunque i due processi potrebbero essere lenti (Foucar 1990; Komp 1990; Chan 1993; Pritchard 2001).

7. SEQUELE TARDIVE

7.1 Trattamento degli effetti tardivi e delle sequele

Pochi pazienti richiedono una teraia prolungata o intermittente con corticosteroidi, con conseguenti effetti collaterali a lungo termine (Foucar 1990; Allen 1992; Koduru 1995).

7.2 Secondi tumori e correlati

Raramente sono riscontrati secondi tumori, correlati alla malattia stessa o alla terapia, nonostante siano stati riportati casi di linfomi concomitanti (Shoda 2004).

8. FOLLOW-UP

8.1 Principi generali e obiettivi

Lo scopo del follow up è monitorare l’evoluzione della malattia e rilevare complicanze funzionali significative in fase precoce, soprattutto la compressione delle vie aeree.

8.2 Protocolli suggeriti

Le valutazioni nel corso del follow up devono includere l’esame clinico e la radiografia del torace. La frequenza dei controlli dovrebbe essere calibrata sul tipo di decorso della malattia.

INDICE

Frater JL, Maddox JS, Obadiah JM, Hurley MY. Cutaneous Rosai-Dorfman disease: comprehensive review of cases reported in the medical literature since 1990 and presentation of an illustrative case. J Cutan Med Surg 2006; 10: 281-290. [Medline]

Allen A. The cardiotoxicity of chemotherapeutic drugs. Sem Oncol 1992; 5: 529-542 [Medline]

Chan JKC and Tsang WYW. Uncommon syndromes of reactive lymphadenopathy. Sem Oncol 1993; 6: 648-657 [Medline]

Einsen RN, Buckley PJ, Rosai J. Immunophenotypic characterization of sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy (Rosai-Dorfman disease). Sem Diagn Pathol 1990; 7: 74-82 [Medline]

Foucar E, Rosai J, Dorfman RF. Sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy (Rosai-Dorfman disease): a review of the entity. Seminars in Diagnosis and Pathology 1990; 7:19-73 [Medline]

Koduru PR, Susin M, Kolitz JE, Soni M, Teichberg S, Siques MJ, et al. Morphological, ultrastructural, and genetic characterization of an unusual T-cell lymphoma in a patient with sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy. Am J Hematol 1995; 48: 192-200 [Medline]

Komp DM. The treatment of sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy (Rosai-Dorfman disease). Semin Diagn Pathol 1990; 7: 83-86 [Medline]

Pritchard J and Malone M. Histiocyte disorders. In: Peckham M, Pinedo HM, Veronesi U, editors. Oxford Textbook of Oncology. 2nd ed. Oxford: Oxford University Press; 2001.p 1878-1894. [Medline]

Pulsoni A, Anghel G, Falcucci P, Matera R, Pescarmona E, Ribersani M, et al. Treatment of sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy (Rosai-Dorfman disease): report of a case and literature review. Am J Hematol 2002; 69: 67-71 [Medline]

Shmitt FC. Sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy. Cytomorphological analysis on fine-needle aspirates. Diagnostic Cytopathology 1992; 8: 596-599 [Medline]

Shoda H, Oka T, Inoue M, Kusaka S, Tsuneyoshi H, Miyazaki J, et al. Sinus histiocytosis with massive lymphadenopathy associated with malignant lymphoma. Intern Med 2004; 43: 741-745 [Medline]

Weitzman S, Jaffe R. Uncommon histiocytic disorders: the non-Langerhans cell histiocytoses. Pediatr Blood Cancer 2005; 45: 256-264. [Medline]

Prof. Jan-Inge Henter (Author)
Karolinska Hospital – Stockholm, Sweden
mail: jan-inge.henter@ki.se

Prof. Jon Pritchard (Reviewer)
Passed away on January 20th, 2007
mail:

Dr. Carlo Tondini (Editor)
START Clinical Editor – Ospedali Riuniti – Bergamo, Italy
mail: carlo.tondini@ospedaliriuniti.bergamo.it

Tradotto da:

Dr.ssa Paola Poletti
Ospedali Riuniti – Bergamo, Italy
mail: geripaola@libero.it