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Microcitoma polmonare

1. PUNTI PRINCIPALI

1.1 Che cos’e’ la malattia e come si cura

Che cos’è il microcitoma polmonare?
Il microcitoma è uno dei principali tipi di tumore polmonare.
Come si manifesta?
I principali sintomi del microcitoma sono tosse, difficoltà respiratoria e dolore toracico. Spesso, al momento della diagnosi sono già presenti metastasi che danno sintomi diversi a seconda della loro localizzazione.
Quali sono le cause?
Il principale fattore di rischio per il microcitoma è il fumo di sigaretta.
E’ un tumore frequente?
Il microcitoma costituisce il 18% di tutti i tumori del polmone. Nella popolazione europea il tasso di incidenza annuale del microcitoma varia da poco più del 15% a meno del 2% per gli uomini e da poco più del 5% a meno dell’1% per le donne.
Come si fa la diagnosi?
Per diagnosticare un microcitoma polmonare è importante eseguire un attento esame clinico per individuare i sintomi tipici di questo tumore polmonare ed effettuare una broncoscopia per identificare il tipo di cellule che costituiscono la massa tumorale. A queste metodiche se ne affiancano poi altre, quali TC, RMN, mediastinoscopia e mediastinotomia, importanti per individuare possibili metastasi.
Come si cura?
La principale opzione terapeutica per combattere il microcitoma è la chemioterapia, ma le diverse strategie terapeutiche dipendono dallo stadio della malattia e possono comprendere anche la radioterapia e la chirurgia.

2. MICROCITOMA POLMONARE: CHE COS’E’, COME SI MANIFESTA, COME SI DIAGNOSTICA

2.1 Che cos’è il polmone

I polmoni sono organi spugnosi formati da diverse sezioni, dette lobi. Il polmone destro è costituito da tre lobi – superiore, medio e inferiore – ed è leggermente più grande del polmone sinistro, che è invece formato solo da due lobi. L’aria penetra nei polmoni attraverso un sistema di condotti chiamato albero bronchiale. L’albero bronchiale prende origine dalla trachea che, una volta nel torace, si suddivide nei bronchi destro e sinistro. Ciascun bronco penetra nel rispettivo polmone e si divide in bronchi secondari (chiamati anche bronchi lobari), che a loro volta si suddividono ulteriormente in condotti sempre più piccoli, i bronchioli. Le diramazioni finali dei bronchioli, chiamate bronchioli respiratori, terminano con delle piccole sacche, gli alveoli, a livello delle quali avviene lo scambio gassoso fra l’aria inspirata e il sangue che circola nella rete di vasi sanguigni che penetra nei polmoni. Come l’albero bronchiale, anche la rete vascolare si suddivide in vasi sempre più piccoli, fino ad arrivare ai capillari che scorrono nelle pareti degli alveoli. Gli alveoli che fanno capo a un bronchiolo terminale costituiscono un lobulo; centinaia di lobuli formano un lobo.

Figura
1_microcitoma

2.2 Che cos’é il tumore del polmone

Quando le cellule del polmone si moltiplicano in modo anomalo e incontrollato si sviluppa il tumore. I tumori del polmone si dividono in due grandi gruppi:

1) tumore del polmone non a piccole cellule, che comprende diversi istotipi (carcinoma squamocellulare, adenocarcinoma, carcinoma bronchiolo-alveolare, carcinoma a grandi cellule, carcinoide atipico e tipico);

2) tumore del polmone a piccole cellule o microcitoma, che comprende questo unico istotipo e che si caratterizza per una differenziazione di tipo neuroendocrina.

2.2.1 Che cos’è il microcitoma

Il microcitoma è un tipo di tumore polmonare che prende origine da cellule definite neuroendocrine. Queste cellule, pur essendo distribuite in numerosi organi e tessuti a funzione non endocrina, sono in grado di secernere ormoni e, indipendentemente dalla localizzazione tissutale e dalla loro origine, possiedono caratteristiche peculiari in termini di morfologia, produzione di sostanze biologiche ed espressione di marcatori neuroendocrini.

2.2.2 La dimensione del fenomeno

Il tumore del polmone è la causa di morte per cancro più comune nei Paesi industrializzati. In Europa nel 2002 l’incidenza stimata di tumore del polmone era di 300.000 nuovi casi l’anno per il sesso maschile e di 30.000 nuovi casi l’anno per il sesso femminile. In Italia nel 2005 l’incidenza è stata di 33.500 casi, con 28.000 casi di decesso. In Italia, il tasso di incidenza e di mortalità per il sesso maschile ha raggiunto i massimi livelli verso la fine degli anni ’80 e successivamente si è bruscamente ridotto; per il sesso femminile sia il tasso di incidenza che quello di mortalità sono invece in continuo aumento. Inoltre, anche i singoli istotipi di tumore al polmone stanno registrando nel tempo andamenti diversi. In particolare, la diminuzione degli istotipi maggiormente correlati al fumo, come il carcinoma squamocellulare, sembra dovuta all’aumento del numero di ex fumatori. L’incidenza e la mortalità del tumore del polmone variano, infatti, a seconda dell’abitudine al fumo della popolazione (vedi figura).

Vedi figura
2_microcitoma

Il microcitoma polmonare costituisce il 18% di tutti i tumori del polmone. Nella popolazione europea il tasso di incidenza annuale del microcitoma varia da poco più del 15% a meno del 2% per gli uomini e da poco più del 5% a meno dell’1% per le donne.

2.3 I fattori di rischio

Come funziona la radioterapia? La radioterapia usa radiazioni ionizzanti (raggi X o altri) per uccidere le cellule tumorali. La radioterapia viene somministrata dall’esterno mediante una macchina che produce queste radiazioni; la dose ottimale, la durata e quando introdurre la radioterapia non sono ancora state stabilite in modo univoco. Si è visto che per i pazienti in buone condizioni generali la radioterapia dovrebbe essere associata a 4 cicli di chemioterapia con cisplatino ed etoposide dal primo giorno in 30 frazioni in 3 settimane con una dose totale di 45 Gy. Quali effetti collaterali può avere la radioterapia e come si possono affrontare? I più frequenti effetti collaterali sono rappresentati da: polmoniti, fibrosi polmonare, esofagiti e restrizioni esofagee.

2.4 Come si manifesta il microcitoma

I sintomi del microcitoma dipendono dalla localizzazione del tumore e dalle eventuali metastasi. Più dell’80% dei pazienti con microcitoma riferiscono la comparsa della sintomatologia da non più di 3 mesi, mentre è raro che i pazienti non presentino alcun sintomo alla diagnosi. Il microcitoma di solito si presenta come una lesione a rapida crescita che origina dalle vie aeree e invade il mediastino. Tipicamente il paziente presenta tosse (75% dei pazienti), dispnea e dolore toracico (20-35% dei pazienti). Solo circa il 15% dei pazienti presenta emottisi, sintomo che caratterizza invece il carcinoma squamocellulare. Perdita di peso, astenia ed inappetenza si presentano in più di un terzo dei pazienti. Il microcitoma è il tumore polmonare che più frequentemente si associa a sintomi mediastinici che possono comprendere raucedine e disfagia e la sindrome della vena cava superiore. Al momento della diagnosi due terzi dei pazienti con microcitoma hanno una o più metastasi a distanza clinicamente rilevabili a livello delle ossa (30%), del fegato (25%), del midollo osseo (20%) e del sistema nervoso centrale (10%). I sintomi legati alle metastasi a distanza possono essere presenti o meno. Numerose sindromi paraneoplastiche sono associate al microcitoma, come ad esempio la sindrome da inappropriata secrezione di< ADH (11%), la sindrome di Cushing (2.4%) e la sindrome di Eaton-Lambert o la sindrome miastenica.

2.5 La diagnosi

Quando si sospetta la presenza di una neoplasia polmonare deve essere eseguito un accurato e standardizzato percorso diagnostico che consenta di giungere ad una rapida e corretta diagnosi di conferma o di esclusione della malattia oncologica. La scrupolosa raccolta dell’anamnesi familiare, fisiologica e patologica e remota può aiutare il medico ad individuare i soggetti appartenenti a gruppi maggiormente a rischio di sviluppo di malattia tumorale. La diagnosi deve avvalersi di:

  • Un attento esame clinico potenzialmente capace di rilevare la presenza di sintomi che caratterizzano il microcitoma.
  • Broncoscopia: è l’esame cardine perché permette l’esecuzione di un esame citologico che conferma la diagnosi.
  • Radiografia o TC del torace: sono tecniche utili nella valutazione della malattia e della terapia perché permettono di individuare un possibile coinvolgimento linfonodale.
  • Dosaggio di marcatori tumorali: consiste nella misurazione nel sangue o in altri liquidi corporei (eseguibile presso qualsiasi laboratorio di analisi) di sostanze che sono risultate correlate alla presenza di un tumore. Per il tumore al polmone, i marcatori più utilizzati sono l’enolasi neurone-specifica e altri marcatori neuroendocrini. La sensibilità e la specificità di questi marcatori è però bassa perché il loro dosaggio può risultare elevato anche in altre neoplasie.
  • Toracoscopia, mediastinoscopia e mediastinotomia: tecniche diagnostiche più invasive che, soprattutto nel caso della mediastinoscopia e la mediastinotomia, possono risultare utili per l’individuazione di metastasi linfonodaliocculte.
  • TC o RM encefalo: utili per l’individuazione di metastasi cerebrali (presenti in un’alta percentuale di pazienti).
  • FDG-PET (Tomografia ad emissione di positroni con fluoro-18-deossiglucosio): attraverso la PET è possibile localizzare nell’organismo i focolai di cellule con alterato metabolismo, che possono corrispondere a cellule tumorali. In alcuni centri si è recentemente resa disponibile anche la possibilità di esecuzione, in casi selezionati, di PET combinata con la TC (PET/TC) che consente di integrare le informazioni derivanti dalle due metodiche riducendo la possibilità di errori interpretativi.

3. COME SI CURA IL MICROCITOMA POLMONARE

3.1 Informazioni generali

La strategia terapeutica per combattere il microcitoma polmonare dipende sostanzialmente dallo stadio della malattia. In generale, il trattamento standard per il microcitoma polmonare è rappresentato dalla chemioterapia. Il trattamento chemioterapico prevede l’utilizzo di una polichemioterapia per 4-6 cicli. Il microcitoma polmonare è sensibile agli agenti alchilanti, come la ciclofosfamide e l’ifosfamide, ai derivati del platino, come il cisplatino e il carboplatino, all’etoposide, alle antracicline, come doxorubicina ed epirubicina, agli alcaloidi della vinca e al metotrexate. Lo schema chemioterapico maggiormente utilizzato è quello con cisplatino ed etoposide perché presenta una tossicità minore soprattutto se associato alla radioterapia toracica. Nei soggetti anziani, la chemioterapia associata alla radioterapia causa invece una tossicità maggiore, soprattutto a livello del midollo osseo. Per questo motivo, se vi sono delle condizioni generali scadute, si utilizza solo la chemioterapia senza radioterapia toracica. La radioterapia sul torace deve essere infatti esclusa nei pazienti anziani con altre comorbidità, con uno scarso performance status e con una breve aspettativa di vita. In presenza di metastasi cerebrali, il trattamento consiste nella radioterapia encefalica. Nei casi in cui non sia possibile iniziare subito questa terapia, è possibile eseguire prima la chemioterapia. Nei casi di microcitoma non responsivo alla chemioterapia si può somministrare radioterapia encefalica palliativa. Un approccio radio-chirurgico delle metastasi encefaliche seguito da radioterapia è fattibile solamente in paziente selezionati. Nel capitolo successivo “Gli stadi del microcitoma” verrà indicata la terapia consigliata a seconda dello stadio della malattia.

3.2 Le terapie attualmente impiegate

3.2.1 La chemioterapia

Come funziona la chemioterapia?
La chemioterapia è un trattamento sistemico che usa farmaci (chemioterapici o antitumorali) in grado di uccidere il tumore. Possono essere somministrati per bocca o per endovena, da soli (monochemioterapia) o in combinazione tra loro (polichemioterapia).

Quali effetti collaterali può avere la chemioterapia e come si possono affrontare?
Gli antitumorali uccidono le cellule tumorali ma danneggiano anche quelle sane. Gli effetti collaterali più comuni sono:

  • Nausea e vomito (emesi): prevenuta e trattata con farmaci antiemetici
  • Riduzione delle cellule del sangue: durante la terapia sono necessari periodici esami del sangue. In caso di severo abbassamento delle cellule del sangue si effettuano trasfusioni o punture per aumentare le difese immunitarie.
  • Debolezza diffusa (astenia)
  • Mancanza di appetito (anoressia): è possibile integrare la dieta con bevande ipercaloriche, onde evitare che il fisico si indebolisca ulteriormente
  • Perdita di capelli (alopecia)
  • Difficoltà nell’udito (ipoacusia)
  • Disturbi ai reni (nefrotossicità)La maggior parte dei sintomi svanisce al termine della terapia.
3.2.2 La radioterapia sul torace

Come funziona la radioterpia?
La radioterapia usa radiazioni ionizzanti (raggi X o altri) per uccidere le cellule tumorali. La radioterapia viene somministrata dall’esterno mediante una macchina che produce queste radiazioni; la dose ottimale, la durata e quando introdurre la radioterapia non sono ancora state stabilite in modo univoco. Si è visto che per i pazienti in buone condizioni generali la radioterapia dovrebbe essere associata a 4 cicli di chemioterapia con cisplatino ed etoposide dal primo giorno in 30 frazioni in 3 settimane con una dose totale di 45 Gy.
Quali effetti collaterali può avere la radioterapia e come si possono affrontare?
I più frequenti effetti collaterali sono rappresentati da: polmoniti, fibrosi polmonare, esofagiti e restrizioni esofagee.

4. GLI STADI DEL MICROCITOMA POLMONARE

Per immunoterapia, in senso generale, si intende un trattamento che non uccide direttamente le cellule tumorali, ma piuttosto stimola il sistema immunitario dell’individuo a uccidere le cellule tumorali. In questa categoria rientrano sia i “vaccini” che le “citochine”. Sia dei primi che delle seconde ne esistono diversi tipi, nel dettaglio dei quali non è qui il caso di inoltrarci, basti dire che mentre i vaccini sono generalmente sostanze estranee all’organismo, non ne esistono di specifici per il melanoma e sono impiegati nella malattia avanzata in studi ancora sperimentali, l’attività delle citochine nella terapia del melanoma è universalmente riconosciuta e sarà di seguito approfondita. Le citochine sono sostanze normalmente prodotte quando le cellule del sistema immunitario dell’organismo vengono stimolate da virus, batteri o cellule tumorali e servono a dirigere la risposta immunitaria, a modularne l’intensità e a spegnerla quando non è più necessaria. Le citochine impiegate nella terapia del melanoma sono principalmete due: l’interferone alfa e l’interleukina-2, la loro azione sul sistema immunitario è molto complessa e in gran parte dipendente dalla dose. Per rispondere alle domande che seguono, mi riferirò soprattutto all’interferone alfa che, a differenza di vaccini e interleukina-2, viene impiegato da solo a scopo adiuvante ed ha una precisa collocazione nel trattamento del melanoma. L’interleukina-2 viene associata alla chemioterapia a basse dosi, mentre da sola e ad alte dosi è molto tossica e non viene usata nel nostro Paese.

4.1 Malattia limitata (stadio TNM: I-IIIB)

Con questo termine si intende che la malattia è localizzata ad un emitorace con o senza un coinvolgimento dei linfonodi regionali (linfonodi ilari, i linfonodi mediastinici e sovraclaveare ipsilaterali e controlaterali) e senza versamento pleurico. L’interessamento del nervo laringeo ricorrente di sinistra e l’ostruzione della vena cava superiore rientrano nella malattia limitata. I pazienti con metastasi mediastiniche controlaterali e/o sovraclaveari e/o con un coinvolgimento pleurico ipsilaterale sono inclusi in questo gruppo perché hanno una prognosi migliore dei soggetti con metastasi a distanza.

4.2 Malattia estesa

Con questo termine si intende qualsiasi forma di microcitoma che non ha le caratteristiche sopra descritte della malattia limitata.

4.3 Classificazione TNM e trattamento secondo lo stadio

Vedi tabella
Stadio Classificazione TNM Descrizione Trattamento
0 Tis,N0,M0 Tumore in situ Chemioterapia associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica

oppure

chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia (in casi selezionati) e da radioterapia encefalica profilattica

IA T1,N0,M0 Tumore di dimensioni massime di 3 cm o meno, circondato da polmone o pleura viscerale senza evidenza broncoscopica di invasione prossimale del bronco lobare Chemioterapia (a base di platino ed etoposide) associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica

oppure

chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia (in casi selezionati) e da radioterapia encefalica profilattica

IB T2 N0 M0 Tumore con almeno una delle seguenti caratteristiche:
– dimensione > 3 cm
– interessamento del bronco maggiore
– localizzazione a più di 2 cm dalla carena
– interessamento della pleura viscerale
– associazione con atelettasia o polmonite ostruttiva che si estende alla regione ilare, ma non coinvolge l’intero polmone

Chemioterapia (di solito a base di platino ed etoposide) associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica

oppure

Chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia (in casi selezionati) e da radioterapia encefalica profilattica

IIA T1 N1 M0 Tumore in situ associato ad invasione dei linfonodi peribronchiali e/o ilari ipsilaterali Chemioterapia associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica

oppure

chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia e da radioterapia encefalica profilattica

oppure

chirurgia seguita da radioterapia encefalica profilattica

oppure

chirurgia seguita da chemioterapia adiuvante e da radioterapia encefalica profilattica

II B T2 N1 M0
T3 N0 M0
T2 N1 M0: tumore con almeno una delle seguenti caratteristiche:
– dimensione > 3 cm
– interessamento del bronco maggiore
– localizzazione a più di 2 cm dalla carena
– interessamento della pleura viscerale
– associazione con atelettasia o polmonite ostruttiva che si estende alla regione ilare ma non coinvolge l’intero polmone associato a invasione dei linfonodi peribronchiali e/o ilari ipsilateraliT3 N0 M0: tumore di ogni dimensione che infiltra: la parete toracica, il diaframma, la pleura mediastinica, il pericardio parietale o che dista meno di 2 cm dalla carena in associazione con atelettasia o polmonite ostruttiva che interessa l’intero polmone
Chemioterapia associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica

oppure

chirurgia seguita da chemioterapia adiuvante e da radioterapia encefalica profilattica

IIIA T1 N2 M0
T2 N2 M0
T3 N1 M0
T3 N2 M0
T1 N2 M0: tumore di dimensioni massime di 3 cm o meno, circondato da polmone o pleura viscerale intatta associato ad invasione dei linfonodi mediastinici o sottocarenali ipsilaterali.
T2 N2 M0: tumore con almeno una delle seguenti caratteristiche:
– dimensione > 3 cm
– interessamento del bronco maggiore
– localizzazione a più di 2 cm dalla carena
– interessamento della pleura viscerale
– associazione con atelettasia o polmonite ostruttiva che si estende alla regione ilare, ma non coinvolge l’intero polmone associato ad invasione dei linfonodi mediastinici o sottocarenali ipsilaterali.
T3 N1 M0: tumore di ogni dimensione che infiltra: la parete toracica, il diaframma, la pleura mediastinica, il pericardio parietale o che dista meno di 2 cm dalla carena in associazione con atelettasia o polmonite ostruttiva che interessa l’intero polmone associato ad invasione dei linfonodi peribronchiali e/o ilari ipsilaterali.
T3 N2 M0: tumore di ogni dimensione che infiltra: la parete toracica, il diaframma, la pleura mediastinica, il pericardio parietale o che dista meno di 2 cm dalla carena in associazione con atelettasia o polmonite ostruttiva che interessa l’intero polmone associato ad invasione dei linfonodi mediastinici o sottocarenali ipsilaterali
Chemioterapia associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica
IIIB ogni T N3
T4 N0 M0
ogni T N3: qualsiasi tumore descritto in precedenza associato a interessamento dei linfonodi mediastinici e/o ilari contro laterali, e/o sopraclaveari ipsilaterali e contro laterali.

T4 N0 M0: tumore di ogni dimensione che coinvolge: mediastino, cuore, grandi vasi, trachea, esofago, corpi vertebrali, carena, oppure tumore con versamento pleurico neoplastico

Chemioterapia associata a radioterapia sul mediastino e seguita da radioterapia encefalica profilattica
IV ogni T ogni N M1 Il tumore è esteso oltre i linfonodi e ci sono metastasi in altri organi (malattia metastatica) Chemioterapia palliativa (a base di etoposide e cisplatino o carboplatino)

 

5. LA PROGNOSI

5.1 Informazioni generali

La prognosi indica le probabilità che la cura offerta alla persona malata di tumore abbia successo. Si tratta di dati statistici ricavati da studi che osservano l’andamento della malattia in un alto numero di pazienti. E’ importante ricordare che queste statistiche sono indicative: nessun medico è in grado di dire esattamente quale sarà l’esito della cura in un singolo paziente o quanto tempo questo paziente vivrà. La prognosi, infatti, dipende da diversi fattori, che hanno a che vedere con il singolo paziente.

5.2 La prognosi nel microcitoma polmonare

La prognosi, in caso di tumore del tumore del polmone e quindi anche del microcitoma, dipende dai seguenti fattori:

  • estensione della malattia: la malattia limitata ha prognosi migliore rispetto a quella estesa e la presenza di interessamento linfonodale peggiora la prognosi.
  • stadio della malattia
  • performance status
  • presenza di coinvolgimento mediastinico
  • interessamento dei linfonodi sovraclaveari
  • presenza di versamento pleurico
  • presenza di metastasi a distanza
  • alti livelli di lattico deidrogenasi (LDH)

 

6. COSA OCCORRE FARE DOPO IL TRATTAMENTO

6.1 Informazioni generali

Attualmente la sopravvivenza a 5 anni è più del 5-10 nei pazienti con malattia limitata (ma può essere anche del più del 60% in casi selezionati) e di meno dell’1-2% per i pazienti con malattia estesa. Circa il 70% dei pazienti che rimangono liberi da malattia per 2 anni non hanno recidive, e le recidive a 5-10 anni dopo l’inizio di una terapia sono rare. Al termine della terapia, il paziente verrà sottoposto a una serie periodica di visite e di controlli strumentali volti a controllare gli effetti nel tempo delle terapie e a effettuare una diagnosi precoce di un’eventuale recidiva neoplastica. La pianificazione dei controlli nel tempo viene chiamata follow up e ha una durata di almeno 5 anni al termine dei quali si suppone che il rischio di recidiva di malattia diventi paragonabile a quello della popolazione generale.

6.2 Il follow up nel microcitoma

Il follow up prevede l’esecuzione di RX torace ogni 3 mesi per i primi due anni per massimizzare la probabilità di evidenziare una recidiva iniziale trattabile chirurgicamente. L’esecuzione annuale di un RX torace è un’utile prevenzione nell’individuare l’insorgenza di un secondo tumore polmonare.

7. QUALI DOMANDE FARE AL MEDICO

Il sospetto o la diagnosi di tumore rappresentano per il paziente una situazione a forte impatto emotivo che può essere in parte contenuta dal medico curante. Riuscire a esprimere i propri timori, sapere quali esami strumentali verranno impiegati o immaginare un futuro costituiscono possibili elementi di rassicurazione. Non sempre il paziente ha la prontezza di formulare domande, non sempre il medico quella di riconoscere quali informazione potrebbero essere utili. Nell’intento di offrire uno spunto per soffermarsi sui diversi aspetti psicologici e pratici del percorso diagnostico ed eventualmente terapeutico proponiamo una lista di domande da cui il paziente può selezionare quelle di suo interesse e sottoporle poi al proprio medico, anche in momenti diversi.

Domande generali

  • Cosa posso fare se non riesco a dormire e avverto uno stato d’ansia?
  • Posso contattarla telefonicamente? Qual è il momento migliore?
  • A chi mi posso rivolgere se lei è assente per un certo periodo? Ha a disposizione del materiale che riguardi il microcitoma o le indagini strumentali a cui devo sottopormi?
  • Ci sono dei libri o dei siti web che mi consiglia e che pensa possano essermi utili?
  • Devo cambiare il tipo di alimentazione?
  • Crede che sia opportuno valutare la possibilità di un supporto psicologico?
  • Pensa che nei prossimi mesi avrò difficoltà nell’occuparmi dei figli?
  • Pensa che nei prossimi mesi avrò bisogno di assentarmi dal lavoro?
  • Posso programmare una vacanza?
  • Posso avere rapporti sessuali?
  • Esistono controindicazioni nel convivere con un animale domestico?Domande sugli accertamenti diagnostici
  • Quali sono gli esami più indicati per diagnosticare un microcitoma?
  • Cosa devo fare prima di una broncoscopia?
  • Quanto tempo dura la broncoscopia?
  • E’ un esame doloroso o crea disagio?
  • La broncoscopia viene eseguita in anestesia locale o totale?
  • E’ meglio essere accompagnati?
  • Toracoscopia, mediastinoscopia e mediastinotomia sono esami sempre necessari?
  • Vengono eseguiti in anestesia locale o totale?
  • Sono esami dolorosi o che creano disagio?
  • Una volta effettuato uno di questi esami posso tornare subito ad una vita normale?
  • In quanto tempo avrò la diagnosi?Domande sulla terapia
  • Qual è la terapia migliore per il mio caso?
  • Quali risultati darà la terapia prescritta?
  • Quali sono i rischi del non trattamento?
  • Quanto dura la terapia?
  • Quanto durano gli effetti collaterali della terapia?
  • Cosa posso fare per limitare gli effetti collaterali?
  • Avrò dolori?
  • Quali sono i vantaggi della chemioterapia?
  • In quali casi la chirurgia è preferibile alla chemioterapia?
  • Quanto devo cercare di rimanere attivo e sforzarmi di condurre una vita normale?
  • Una volta finito il trattamento, con quale frequenza dovrò effettuare visite di controllo e a quali esami dovrò sottopormi?

INDICE

Dr.ssa Roberta Granata (Author)
Fondazione IRCCS ‘quot;Istituto Nazionale dei Tumori’quot; – Milan, Italy
mail: roberta.granata@istitutotumori.mi.it