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Tumore della vescica

1. INFORMAZIONI GENERALI

1.1 Che cos’è la malattia e come si cura

Quali sono le cause del tumore della vescica?
Stabilire le cause che generano il tumore della vescica è difficile, tuttavia sono stati identificati alcuni fattori che aumentano il rischio di ammalarsi:

  • il fumo di tabacco (tabagismo): è responsabile del 65% di casi di tumore della vescica;
  • alcune occupazioni: i lavoratori nel campo dei coloranti organici, delle raffinerie metallurgiche e della lavorazione della gomma, esposti in generale ad agenti cancerogeni industriali e nello specifico ad agenti chimici quali le amine aromatiche, corrono un rischio maggiore rispetto agli altri di sviluppare un tumore della vescica;
  • la dieta: una dieta ricca di frutta e verdura diminuisce il rischio di sviluppare un tumore della vescica;
  • disturbi cronici della vescica urinaria o un precedente tumore della vescica sono fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare il tumore;
  • la schistosomiasi (malattia causata da un parassita, lo schistosoma, presente nel bacino mediterraneo): chi ha contratto questa malattia corre un rischio maggiore di ammalarsi di tumore della vescica;

le persone che si sono sottoposte a una chemioterapia con il farmaco ciclofosfamide corrono un rischio più alto di sviluppare il tumore;

E’ un tumore frequente?
Sì: in Europa è la quarta forma di tumore più frequente tra gli uomini; in Italia si verificano oltre 20.000 nuovi casi di tumore della vescica (tra uomini e donne) all’anno.

Come si cura?
L’intervento chirurgico è il trattamento principale che consiste nell’asportazione del tumore, che può comportare, a seconda dello stadio della malattia, anche l’asportazione della vescica, dei linfonodi o organi vicini. La radioterapia è indicata quando le condizioni del paziente non consentono l’intervento o quando vi siano lesioni tumorali multiple che non siano curabili con il trattamento (immunoterapia o chemioterapia) endovescicale. L’intervento chirurgico può essere seguito da immunoterapia endovescicale o da chemioterapia per via endovenosa oppure endovescicale o radioterapia.

Cosa tenere sotto controllo?
I sintomi che possono indicare la presenza di un tumore della vescica, in presenza dei quali è consigliabile quindi recarsi dal proprio medico, sono:

  • presenza di sangue nelle urine (ematuria);
  • irritazione vescicale: bruciore durante la emissione di urina
  • dolore nella zona pelvica o dolore persistente a un fianco;
  • difficoltà a urinare anche in presenza dello stimolo a urinare (tenesmo vescicale).

2. TUMORE DELLA VESCICA: CHE COS’E’, COME SI CONTRAE, COME SI DIAGNOSTICA

2.1 Che cos’è il tumore della vescica

Il tumore della vescica si forma quando le cellule della vescica si moltiplicano in modo anomalo, fuori dal controllo.
I tumori maligni della vescica si distinguono a seconda della profondità che raggiungono e a seconda che siano limitati alla superficie interna della vescica (tumori superficiali o non invasivi), oppure che abbiano invaso i muscoli della vescica (tumori invasivi).
La vescica è un organo cavo, a forma di sacca, che si trova nella zona pelvica, la parte più bassa dell’addome. La sua funzione è quella di raccogliere l’urina . Questo consente di urinare in modo controllato. La parete muscolare vescicale é elastica, in modo da permettere la fuoriuscita dell’urina. L’urina è il prodotto del processo di purificazione del sangue, che avviene all’interno dei reni.
La vescica fa parte del tratto urinario, composto da:

  • reni,
  • ureteri,
  • vescica,
  • uretra

L’urina prodotta dai reni arriva alla vescica attraverso due condotti (gli ureteri) e viene espulsa attraverso un altro condotto (uretra). Il tratto urinario è ricoperto da uno strato di cellule che formano l’urotelio. Una banda sottile, la lamina propria, separa lo strato interno (urotelio) dai muscoli della vescica.

2.1.1 La dimensione del fenomeno

Quante persone si ammalano di tumore della vescica ogni anno in Italia?
L’incidenza in Italia al 2002 è di circa 16.000 nuovi casi all’anno tra gli uomini e poco più di 3.000 tra le donne.Qual è la mortalità per tumore della vescica?
Il numero di decessi per tumore della vescica in Italia è di circa 4.000 uomini e 1.000 donne in un anno, con una probabilità di ammalarsi (da zero a 74 anni) del 4% circa per gli uomini e di meno dell’1% per le donne. In tutta l’Unione europea la mortalità annua è in media di 10 persone su 100.000 (12 per gli uomini, 5 per le donne).

Qual è la frequenza del tumore della vescica nei Paesi dell’Unione europea?
In Europa (Unione dei Paesi Europei) il tumore della vescica è il quarto tumore più frequente tra gli uomini, e rappresenta il 7% tra tutti i tumori maschili. Il numero di nuovi casi all’anno su 100.000 persone è di 33 uomini e di 9 donne. L’incidenza (numero di nuovi casi all’anno) del tumore della vescica è in moderato aumento, o pressoché costante, in quasi tutti i Paesi sviluppati.

Ci sono differenze di età e di sesso nella frequenza del tumore?
Il tumore della vescica è molto più frequente tra gli uomini, inoltre per gli uomini l’incidenza per età cresce rapidamente con l’aumentare dell’età. Circa il 70% dei pazienti (uomini e donne) affetti da tumore della vescica ha più di 65 anni.

 2.2 I fattori di rischio

2.2.1 I fattori di rischio

Alcune persone presentano un rischio più alto rispetto ad altre di sviluppare un tumore della vescica. Ciò può dipendere da diversi «fattori di rischio». Un fattore di rischio è ciò che aumenta la probabilità di una persona di contrarre una malattia, come il tumore; avere uno o più fattori di rischio non significa però necessariamente ammalarsi.

Diversi tipi di tumore hanno differenti fattori di rischio. Per il tumore della vescica i principali sono:

  • il fumo di tabacco: è responsabile del 65% di casi di tumore della vescica;
  • fattori occupazionali: i lavoratori impiegati nel campo dei coloranti organici, delle raffinerie metallurgiche e della lavorazione della gomma, esposti in generale ad agenti cancerogeni industriali e nello specifico ad agenti chimici quali le amine aromatiche, corrono un rischio maggiore rispetto agli altri di sviluppare un tumore della vescica. Il rischio imputabile a cause occupazionali è compreso tra il 10 e il 20%: ciò significa che fino al 20% dei casi sono riconducibili a fattori occupazionali;
  • la dieta: una dieta ricca di frutta e verdura diminuisce il rischio di sviluppare un tumore della vescica;
  • condizioni di salute della persona: a) disturbi cronici alla vescica o un precedente tumore della vescica sono fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare il tumore;b) la schistosomiasi: è una malattia causata da un parassita, lo schistosoma, presente nel bacino mediterraneo (soprattutto in Iraq, Egitto e Sud-Africa); chi ha contratto questa malattia corre un rischio maggiore di ammalarsi;
  • chemioterapia con il farmaco ciclofosfamide: le persone che si sono sottoposte negli anni precedenti a una chemioterapia con il farmaco ciclofosfamide corrono un rischio più alto.
2.2.2 Attenzione a

Il fumo di tabacco: il 65% dei casi di tumore della vescica è dovuto al fumo di tabacco.
La dieta: è consigliabile seguire un’alimentazione ricca di frutta e verdure, associate a una diminuzione del rischio di tumore della vescica.
Condizioni di salute:

  • in caso di disturbi cronici alla vescica o di un precedente tumore della vescica;
  • se si è stati sottoposti a precedente chemioterapia con ciclofosfamide;
  • se si è contratta la schistosomiasi, malattia causata da un parassita.è consigliabile prestare particolare attenzione all’eventuale presenza di sangue nelle urine, irritazione vescicale, dolore nella zona pelvica o dolore persistente a un fianco, difficoltà a urinare: in presenza di questi sintomi è opportuno rivolgersi al medico.

2.3 Come si manifesta il tumore della vescica

2.3.1 Informazioni generali

Il tumore della vescica difficilmente è diagnosticabile nella fase iniziale della malattia.
E’ consigliabile comunque recarsi da un medico in presenza delle seguenti condizioni, che possono indicare la presenza di un tumore della vescica:

  • presenza di sangue nelle urine (ematuria): è la ragione più frequente per la quale le persone si rivolgono al medico;
  • irritazione vescicale;
  • dolore nella zona pelvica o dolore persistente a un fianco;
  • difficoltà a urinare anche in presenza dello stimolo a urinare (tenesmo vescicale).
2.3.2 Quali centri scegliere per la cura del tumore della vescica

Per le persone ammalate di tumore della vescica è consigliabile rivolgersi a centri specializzati, in cui sia presente una urologia.

2.4 La diagnosi

2.4.1 Come si stabilisce se si tratta di un tumore della vescica

Di fronte a sintomi sospetti, il medico dovrà arrivare a formulare una diagnosi precisa: dovrà cioè stabilire se si trova realmente di fronte a un tumore della vescica e, in caso affermativo, quali caratteristiche ha quel tumore. Per fare questo può ricorrere a una serie di esami:

  • ecografia: è una tecnica radiologica particolarmente indicata nella fase precoce della diagnosi. Permette di visualizzare le parti interne del corpo: utilizza onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni) che rimbalzano contro gli organi o le parti che si vogliono indagare producendo un’eco, che viene tradotta in immagini a due dimensioni; non sempre l’ecografia é diagnostica
  • urografia: è un particolare tipo di radiografia, eseguita dopo aver somministrato al paziente un mezzo di contrasto, cioè una sostanza che rende la vescica più visibile;
  • cistoscopia: E’ l’esame elettivo per eseguire la diagnosi di tumore della vescica. Permette la visualizzazione diretta della vescica attraverso un cistoscopio (un tubicino flessibile con un’estremità che illumina) introdotto nella vescica attraverso l’uretra. Se durante l’esame un tessuto genera il sospetto di un tumore, è possibile che lo specialista proceda a una biopsia, cioè prelevi un campione di tessuto, che viene analizzato poi al microscopio per ricercare l’eventuale presenza di cellule tumorali;
  • Tomografia Computerizzata (TC) o Risonanza Magnetica (RM): si tratta di esami radiografici sofisticati, che fotografano parti interne del corpo attraverso l’uso di un computer; questi esami sono spesso eseguiti previa somministrazione endovenosa di un mezzo di contrasto
  • scan osseo: è l’esame dello scheletro. Viene somministrata al paziente una sostanza radioattiva, a cui segue dopo alcune ore un esame radiografico per individuare aree di possibile diffusione della malattia. TC ed RM vengono eseguiti per studiare la malattia, ovvero per escludere la presenza di metastasi in altri organi viscerali o a livello scheletrico.
2.4.2 Sono pericolosi questi esami per il paziente?

Si tratta di esami tendenzialmente ben tollerati e non dolorosi. Al momento della prescrizione, è opportuno che il paziente riceva le necessarie informazioni in relazione ai diversi esami a cui verrà sottoposto.

3. COME SI CURA IL TUMORE DELLA VESCICA

3.1 Informazioni generali

Per scegliere la terapia (o la combinazione di terapie) più appropriata il medico considera diversi fattori:

  • la sede in cui si è formato il tumore,
  • lo stadio del tumore, ovvero lo spessore e l’eventuale diffusione nei linfonodi e negli organi più o meno vicini,
  • la velocità con la quale il tumore cresce,
  • le condizioni di salute generale del paziente e la presenza di eventuali problemi medici concomitanti.

3.2 Quali terapie vengono impiegate attualmente?

Le diverse strategie terapeutiche per il trattamento del tumore della vescica vengono definite sulla base dello stadio della malattia e del fatto che si tratti di un tumore superficiale o di un tumore invasivo che coinvolge la parete muscolare della vescica. Le terapie attualmente impiegate sono la chirurgia, l’immunoterapia o la chemioterapia endovescicale, la chemioterapia per via endovenosa e la radioterapia.

3.3 La chirurgia

3.3.1 Quando è opportuno l’intervento chirurgico?

Nel trattamento del tumore della vescica la chirurgia è un atto terapeutico finalizzato a rimuovere il tumore.

3.3.2 Quali interventi chirurgici vengono impiegati per il tumore della vescica?

Le principali procedure chirurgiche impiegate sono la resezione endoscopica transuretrale e la cistectomia parziale o radicale.

3.3.3 In cosa si differenziano le procedure di intervento chirurgico?

Il tipo di intervento chirurgico viene deciso in base alla diffusione e allo stadio del tumore della vescica. In particolare:

  • la resezione endoscopica transuretrale (detta anche TURB) si utilizza per i tumori superficiali della vescica. Il chirurgo introduce un cistoscopio (un tubicino flessibile con un’estremità che illumina) nella vescica attraverso l’uretra, con l’ausilio del quale rimuove il tumore.
  • la cistectomia (asportazione della vescica) viene utilizzata negli stadi più avanzati ovvero nei casi in cui la malattia infiltra la tonaca muscolare: il chirurgo asporta il tumore insieme alla sola porzione di vescica interessata dal tumore (cistectomia parziale), oppure all’intera vescica (cistectomia radicale). In caso di cistectomia radicale, negli uomini possono venire asportate la prostata e l’uretra. Nelle donne, invece, possono venire asportati utero, ovaie, tube di Falloppio e una porzione di vagina. Inoltre, sia negli uomini sia nelle donne, può essere necessario asportare anche parte dei linfonodi presenti nella zona pelvica. Tale procedura prende il nome di dissezione linfonodale pelvica.In seguito a una cistectomia radicale, il chirurgo deve effettuare una deviazione urinaria, ossia deve creare chirurgicamente un passaggio alternativo per l’urina. Ciò può essere ottenuto con tecniche diverse, sempre più affinate nel corso degli anni, in un’ottica attenta a conservare le funzioni fisiologiche del paziente. Le tecniche sono principalmente tre e si basano sull’utilizzo di una porzione dell’intestino tenue per sostituire le funzioni degli organi asportati:
  • urostomia: il chirurgo ricava un passaggio per l’urina attraverso una porzione di intestino tenue. Attraverso un’apertura (stoma) nella parete addominale l’urina sarà condotta all’esterno in un apposito sacchetto posizionato in corrispondenza dello stoma con una particolare sostanza adesiva. Il sacchetto potrà quindi essere sostituito quando è pieno;
  • reservoir continenti: utilizzando una porzione di intestino tenue, collegato allo stoma sulla parete addominale, il chirurgo crea una sacca che raccoglie l’urina all’interno del corpo. L’urina viene drenata all’esterno attraverso un catetere che viene cambiato circa 4-6 volte al giorno;
  • neovescica ortotopica: è una procedura nata grazie ai progressi delle tecniche chirurgiche in questo campo. Il reservoir continente (cioè la sacca per raccogliere l’urina creata con una porzione di intestino tenue) viene collegato direttamente al moncone dell’uretra, preservato in seguito alla cistectomia radicale, in modo da ripristinare la funzione persa.
3.3.4 Quali sono i possibili effetti collaterali dell’intervento chirurgico?

Gli effetti collaterali legati all’intervento chirurgico dipendono dal volume e dall’area della superficie interessata dall’intervento stesso, e dall’abilità del chirurgo.
In particolare in seguito a una resezione transuretrale (o TURB) le possibili complicanze sono: emorragie, eccessivo assorbimento di acqua, ritenzione idrica, stenosi uretrale (restringimento dell’uretra) e incontinenza.
Le possibili complicanze in seguito a un intervento di cistectomia radicale sono: infezione della ferita, occlusione intestinale, emorragie e complicazioni polmonari. Tali effetti collaterali insorgono nel 25-35% dei pazienti sottoposti a intervento. La cistectomia radicale, procedura chirurgica molto usata, ha un tasso di mortalità relativamente basso, che riguarda l’1-2% dei pazienti.

3.3.5 Che impatto psicologico può avere l’intervento chirurgico?

Di fronte alla notizia di un intervento chirurgico la persona può:

  • sentire minacciata la propria integrità psicofisica,
  • avere timore di affidarsi nelle mani di un estraneo,
  • avere paura per l’intervento stesso e temere danni al proprio corpo,
  • preoccuparsi per la separazione dalla famiglia.

Quando l’intervento chirurgico riguarda un organo interno, come in questo caso la vescica o il tratto urinario, può accadere che la persona reprima alcune emozioni, soprattutto la rabbia e l’aggressività, mentre possono aumentare la passività e l’atteggiamento di rinuncia.

Per limitare tali reazioni è consigliabile esprimere paure e dubbi al proprio medico: un buon rapporto tra curante e paziente è fondamentale per affrontare la malattia.

3.4 La chemioterapia: quando viene impiegata, come funziona e che effetti collaterali può avere

3.4.1 Quando viene impiegata la chemioterapia?

La chemioterapia, terapia con farmaci antitumorali, può essere somministrata prima dell’intervento chirurgico
(chemioterapia primaria), al fine di ridurre le dimensioni del tumore, oppure può essere somministrata dopo l’intervento chirurgico (chemioterapia adiuvante). Negli stadi più avanzati del tumore e/o dove non è possibile intervenire chirurgicamente, il ruolo della chemioterapia è palliativo.

3.4.2 Come funziona la chemioterapia?

La chemioterapia utilizza farmaci in grado di uccidere le cellule tumorali (chemioterapici, antitumorali), che possono essere somministrati per bocca o iniettati, per via intramuscolare o per via endovenosa. I farmaci possono essere somministrati singolarmente o, più comunemente, in combinazione tra loro. Una volta entrati nel flusso sanguigno, i farmaci vengono trasportati attraverso tutto il corpo, per questo la chemioterapia viene definita un trattamento sistemico.

3.4.3 Quali effetti collaterali può avere la chemioterapia e come si possono affrontare?

Gli effetti collaterali della chemioterapia dipendono principalmente dai farmaci e dalle dosi in cui questi sono somministrati. Possono manifestarsi:
– Nausea e vomito: sono dovuti all’azione diretta dei farmaci e delle radiazioni sullo stomaco o sulla zona del cervello che controlla il vomito. Esistono dei farmaci che agiscono direttamente sulla zona dell’encefalo dove è controllato il riflesso del vomito. Tali farmaci bloccano i reccetori per la serotonina, un mediatore cerebrale coinvolto nello scatenamento del vomito. Nella maggior parte dei casi una buona terapia antiemetica consente un adeguato controllo del sintomo nausea/vomito.
– Perdita di capelli: alopecia in termine tecnico, può interessare non solo i capelli, ma tutti i peli del corpo, che comunque ricrescono dopo la fine delle cure. Questo tipo di alopecia non è curabile con farmaci, molti scelgono quindi di usare cappelli, turbanti, sciarpe o parrucche. Durante la chemioterapia o radioterapia è opportuno:

  • usare spazzole morbide;
  • non tingere i capelli o fare la permanente;
  • usare shampoo neutri per lavarli e aria tiepida per asciugarli.

– Anemia, infezioni ed emorragie: sono conseguenze degli effetti delle terapie antitumorali sul midollo osseo, con riduzione del numero di globuli rossi, bianchi e piastrine nel sangue. Per questo si eseguono controlli periodici degli esami del sangue durante la terapia antineoplastica ed eventualmente si ricorre a trasfusioni o si usano sostanze che stimolano la produzione di cellule del sangue.

– Diarrea e stipsi: più frequente la prima, dovuta all’azione diretta sull’intestino delle radiazioni o dei farmaci antineoplastici. Per combatterle possono essere usati, sotto controllo medico, gli antidiarroici o i lassativi (rispettivamente per la diarrea e la stipsi). Se la diarrea è intensa è necessario bere grandi quantità di acqua per rimpiazzare i liquidi perduti.La maggior parte degli effetti collaterali della chemioterapia regredisce una volta concluso il trattamento, anche se alcuni, per esempio formicolio, intorpidimento e caduta dei capelli, possono persistere anche dopo la conclusione della chemioterapia.

3.4.4 Che impatto psicologico può avere la chemioterapia?

I risvolti psicologici sono simili a quelli riscontrati in persone malate di altri tumori e sottoposti a terapie simili, legati soprattutto agli effetti collaterali (come la nausea, il vomito, la perdita di capelli, l’anoressia). Questi effetti indesiderati possono accentuare lo stato di ansia e di depressione della persona malata, con conseguenze sui rapporti familiari, sociali e lavorativi. E’ importante instaurare un buon rapporto col proprio medico per affrontare in modo consapevole e informato i possibili effetti collaterali della terapia e i modi per affrontarli.

3.5 La radioterapia: quando viene impiegata, come funziona e che effetti collaterali può avere

3.5.1 Quando viene impiegata la radioterapia?

Come la chemioterapia, anche la radioterapia può essere prescritta prima dell’intervento chirurgico, al fine di ridurre le dimensioni del tumore, dopo l’intervento chirurgico (in questo caso si parla di trattamento radioterapico adiuvante), oppure può essere impiegata come trattamento palliativo.

3.5.2 Come funziona la radioterapia?

Sfrutta le radiazioni dei raggi X o di altre fonti radianti per uccidere le cellule tumorali e viene somministrata dall’esterno del corpo, attraverso una macchina.

3.5.3 Quali effetti collaterali può avere la radioterapia?

La tossicità della radioterapia è legata alla dose totale erogata ed alla sede di irradiazione (e quindi i tessuti ed organi che sono inclusi nel campo dell’irradiazione). Gli effetti di tossicità legati alla radioterapia possono comprendere una diminuzione della funzionalità vescicale, cistite, ematuria (presenza di sangue nell’urina). I fattori che predispongono all’insorgenza di tali complicanze sono:

  • la ripetizione di un intervento chirurgico;
  • una patologia ostruttiva della vescica;
  • un’infezione vescicale;
  • un tumore esteso ulcerato o necrotico.

A un anno dal trattamento con radioterapia la maggior parte dei pazienti lamenta la comparsa, moderata, di piccoli vasi sanguigni – capillari, venule o arteriole – sulla superficie cutanea o sulle membrane mucose, in seguito a una dilatazione permanente degli stessi (telangectasia); a volte è associata a un sanguinamento limitato.

Tra le complicanze più rare ci sono la cistite emorragica e la fibrosi, che riduce la capacità della vescica a soli 50 ml nei casi più severi.

Immediatamente dopo la radioterapia possono inoltre formarsi delle fistole (la fistola è una comunicazione anormale tra due organi) tra vescica e vagina, tra vescica e retto oppure uretrale.

3.6 Quali altre terapie esistono per il tumore della vescica?

Un’altra terapia impiegata è l’immunoterapia, che consiste nella stimolazione del sistema immunitario. Nel trattamento di tumori della vescica superficiale è prevista la somministrazione del bacillo della tubercolosi (di Calmette-Guerin) con lo scopo di stimolare la risposta immune a livello intravescicale. Tale terapia è efficace nel prevenire le recidive della neoplasia superficiale. Altri farmaci utilizzati in alternativa o successivamente al trattamento immunoterapico sono dei chemioterapici per via intravescicale (mitomicina, epirubicina o gemcitabina).

3.7 il disagio psichico delle persone malate di tumore della vescica

Il tumore della vescica può avere un forte impatto negativo sulla qualità della vita della persona colpita: la perdita della continenza urinaria e l’alterazione dell’immagine corporea a cui può andare incontro chi viene sottoposto a trattamento chirurgico o chemioterapico possono avere conseguenze psichiche rilevanti. Proprio per questo la scelta della terapia deve tenere conto anche degli effetti psicologici legati agli interventi, e delle loro conseguenze sulla vita sociale e relazionale del paziente. E’ importante stabilire un buon rapporto con il proprio medico e lo specialista, in modo da poter affrontare insieme anche i disagi psichici legati alla malattia e alla terapia.

4. GLI STADI DEL TUMORE DELLA VESCICA

4.1 Come si stabilisce lo stadio del tumore della vescica

Una volta scoperta la presenza di un tumore della vescica, è necessario stabilirne alcune caratteristiche, secondo le quali ne viene determinato lo stadio. La classificazione tiene conto dei seguenti aspetti:

  • la sede in cui è localizzato il tumore;
  • la dimensione della massa tumorale;
  • la diffusione delle cellule tumorali nei linfonodi regionali (nella stessa area in cui è presente il tumore primitivo);
  • la presenza di metastasi a distanza: le cellule tumorali vengono trasportate in altri organi lontani dalla sede originaria attraverso il sangue.Per determinare questi parametri e stabilire a che stadio si trova il tumore della vescica, ci si avvarrà degli esami citati per la diagnosi.Oltre agli esami radiologici, si può definire lo stadio in modo corretto attraverso procedure chirurgiche:
  • resezione endoscopica transuretrale (detta anche TURB): il chirurgo introduce un cistoscopio nella vescica attraverso l’uretra e, tramite asporta i tessuti sospetti, che verranno poi analizzati al microscopio per determinare di che tipo di tumore si tratta, a seconda del tipo di cellule tumorali.

4.2 Il trattamento del tumore della vescica a seconda dello stadio

Tabella. Il trattamento secondo lo stadio
Stadio 0
descrizione trattamento
tumore papillare superficiale o non invasivo
diffusione
: parete interna della vescica
no: parete muscolare
L’approccio standard è la chirurgia:

  • resezione endoscopica transuretrale (TURB);
  • TURB seguita da chemioterapia endovescicale, per evitare la ricaduta o la progressione del tumore verso strati più profondi o altri organi;
  • TURB seguita da immunoterapia con somministrazione di Bacillo di Calmette-Guerin (BCG) nella vescica, per evitare la ricaduta o la progressione del tumore verso strati più profondi o altri organi;
  • cistectomia radicale per:
o i pazienti con un alto rischio di progressione del tumore
o ricadutao i pazienti con tumore di grado G3, con lesioni multiple
o i pazienti con malattia persistente dopo trattamento con BCG
o recidivata o in presenza contemporanea di un tumore in situ
La radioterapia è indicata:

  • per i pazienti in cui la cistectomia sia controindicata a causa dell’età o delle cattive condizioni del paziente,
  • in presenza di lesioni multiple non controllabili con TURB, né con terapia intravescicale
Stadio 0is (tumore in situ)
descrizione trattamento
tumore piatto non invasivo – più aggressivo rispetto allo stadio precedente
diffusione
: parete interna della vescica,
No: parete muscolare
  • Asportazione chirurgica (TURB) seguita da Immunoterapia: somministrazione di Bacillo di Calmette-Guerin (BCG).
  • Cistectomia radicale: per i pazienti con tumore resistente a BCG.
Stadio I
descrizione trattamento
diffusione
: cellule più in profondità nel tessuto connettivo
no: parete muscolare
no: linfonodi
no: altri organi.
l’approccio standard è la chirurgia:

  • TURB eventualmente seguita da chemioterapia endovescicale, per evitare la ricaduta o la progressione del tumore superficiale a tumore invasivo o da immunoterapia con somministrazione di Bacillo di Calmette-Guerin (BCG) nella vescica, per evitare la ricaduta o la progressione del tumore superficiale a tumore invasivo
  • Cistectomia radicale: è indicata per i pazienti con un alto rischio di progressione o ricaduta, per quei pazienti con tumore G3 oppure, ancora, in presenza contemporanea di un carcinoma in situ.
  • Radioterapia: è indicata per i pazienti in cui la cistectomia sia controindicata dall’età o dalle cattive condizioni del paziente, oppure in presenza di lesioni multiple non controllabili con TURB , né con una terapia intravescicale.
Stadio II
descrizione trattamento
diffusione
: parete muscolare intorno alla vescica (nello strato più superficiale o in quello più profondo)
no: linfonodi
no: altri organi.
La terapia standard è chirurgica:

  • cistectomia radicale, che può essere accompagnata da dissezione se all’intervento chirurgico si riscontrasse la presenza di linfonodi interessati dal tumoreIn casi molto selezionati, la chirurgia può essere preceduta da chemioterapia, da sola o in combinazione con radioterapia.
Stadio III
descrizione trattamento
diffusione
: parete muscolare della vescica
: strati di tessuto attorno alla vescica
Possibile diffusione a organi adiacenti (prostata negli uomini; utero o vagina nelle donne)
no: linfonodi
no: altri organi.
La terapia standard è chirurgica:

  • cistectomia radicale .In casi molto selezionati, la chirurgia può essere preceduta da chemioterapia, da sola o in combinazione con radioterapia.
Stadio IV
descrizione trattamento
diffusione
: parete pelvica o parete addominale
Possibile diffusione ai linfonodi e a organi a distanza (metastasi).
: diffusione ai linfonodi e ai tessuti vicini alla vescica,
no: diffusione a organi a distanza
la terapia standard è:

  • cistectomia radicale, eventualmente seguita da chemioterapia
: diffusione ai linfonodi e ai tessuti vicini alla vescica
: diffusione a organi a distanza
le terapie possibili sono:

  • chemioterapia
  • radioterapia palliativa

 

4.3 Il grado del tumore

Oltre allo stadio, il grado è un’altra caratteristica del tumore fondamentale nella scelta terapeutica. Il grado del tumore indica quale aggressività hanno le cellule che compongono il tumore.

5. LA PROGNOSI

5.1 Informazioni generali

La prognosi indica le probabilità che la cura offerta alla persona malata di tumore abbia successo. Si tratta di dati statistici ricavati da studi che osservano l’andamento della malattia in un alto numero di pazienti.

E’ importante ricordare che queste statistiche sono indicative: nessun medico è in grado di dire esattamente quale sarà l’esito della cura in un singolo paziente o quanto tempo questo paziente vivrà. La prognosi, infatti, dipende da diversi fattori, che hanno a che vedere con il singolo paziente.

La prognosi, in caso di tumore della vescica, dipende dai seguenti fattori:

  • lo stadio
  • il grado
  • le dimensioni
  • la presenza di altre alterazioni della forma, delle dimensioni e dell’organizzazione delle cellule (displasie) della vescica.

5.2 La prognosi nel tumore della vescica

Tabella. La prognosi
stadio sopravvivenza a 5 anni
spessore percentuale di sopravvivenza a 10 anni
tumore superficiale
Ta e T1 prognosi generalmente favorevole
tumore invasivo della parete muscolare
T2
nolinfonodi
no metastasi
dal 40% al 60%
T4 10%
metastasi nei linfonodi dopo la cistectomia 15-20%
un linfonodo solo,di grandezza massima pari o inferiore a 2 cm 35-40%
metastasi nelle sedi viscerali 10%
caratteristiche tumore sopravvivenza
metastasi nei linfonodi al momento dell’intervento chirurgico da 6 mesi a 2 anni.

Il tasso di sopravvivenza a 5 anni da un intervento chirurgico radicale per un tumore invasivo della parete muscolare vescicale è piuttosto basso:

Il rischio di progressione dipende dal grado e dallo stadio del tumore. La progressione è inoltre correlata alla presenza altre alterazioni della forma, delle dimensioni e dell’organizzazione delle cellule adulte (displasie) della vescica

La probabilità di ripresa di malattia (o recidiva) è correlata sia allo stadio sia al coinvolgimento dei linfonodi.

Tabella. La recidiva
stadio Tempo di recidiva Percentuale di casi/pazienti
tumori superficiali tendono a svilupparsi nuovamente (recidivare) localmente (nella stessa zona in cui si era sviluppato il tumore primitivo) entro 6-12 mesi dall’asportazione 50-70%

6. CHE COSA OCCORRE FARE DOPO IL TRATTAMENTO

6.1 Il follow-up: informazioni generali

Dopo aver completato tutti i trattamenti, lo specialista pianificherà una serie di visite successive e di esami ulteriori, per controllare gli effetti delle terapie e accertarsi che il tumore non si riformi. Questa pianificazione di controlli nel tempo prende il nome di follow up (controlli clinici periodici).
Nel caso di tumore della vescica il follow-up sarà pianificato a seconda che il paziente abbia subito un trattamento per un tumore superficiale oppure per un tumore invasivo.

6.2 Il follow-up nel tumore della vescica

Tabella. Il follow-up
Diffusione della malattia Esame suggerito periodicità controlli clinici
Tumore superficiale
G1 e G2
Cistoscopia e/oEsame urine da 3 a 4 volte all’anno durante il primo anno
ogni 6 mesi successivamente.
Tumore superficiale
G3
Cistoscopia e/oEsame urine ogni 3 mesi nei primi 3 anni
ogni 6 mesi successivamente
Dopo cistectomia Urografia o TC una volta all’anno
Per individuare eventuali metastasi a distanza nei linfonodi, nel fegato, nei polmoni e nello scheletro TC addominale, lastra del torace o scan osseo

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Dr. Filippo de Braud (Editor)
START Clinical Editor – European Institute of Oncology – Milan, Italy
mail: filippo.de-braud@ieo.it