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Tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST)

1. INFORMAZIONI GENERALI

1.1 Che cos’è la malattia e come si cura

Quali sono le cause dei tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST)?
L’insorgenza dei GIST è verosimilmente collegata a una specifica alterazione nel DNA, codice genetico della cellula, che comporta l’attivazione costante di un enzima, un recettore chiamato KIT.
Il recettore KIT (noto anche come CD117) appartiene alla famiglia delle tirosina chinasi ed è responsabile dell’invio di segnali di crescita e di sopravvivenza che partono dalla membrana e arrivano all’interno della cellula. Se è attivato, la cellula rimane viva e cresce o prolifera, anche quando normalmente non lo farebbe.

Quali sono gli organi più colpiti?
Circa la metà dei GIST si sviluppa nello stomaco e quasi il 30% nell’intestino tenue. Meno del 20% origina nell’esofago, nel colon e nel retto. Talvolta i GIST si sviluppano al di fuori del tratto intestinale, comunque nell’addome.

E’ un tipo di tumore frequente?
Si ritiene che ogni anno circa 500-1.000 persone in Italia possano sviluppare un GIST.

Come si cura?
La chirurgia rappresenta a oggi il trattamento principale della malattia localizzata. L’obiettivo della chirurgia è la rimozione completa di tutto il tumore visibile. Una terapia innovativa promettente è quella farmacologica: l’Imatinib blocca specificamente l’enzima alterato KIT, che è coinvolto nella crescita incontrollata delle cellule tumorali, e il recettore per il PDGF, che è un altro enzima che può essere collegato, in alcuni casi, alla proliferazione dei GIST. Si parla di «terapia molecolare mirata» a proposito di Imatinib proprio perché la sua azione, analogamente ad altri farmaci, è specifica verso bersagli molecolari molto importanti per la proliferazione della cellula tumorale.

2. TUMORI STROMALI DEL TRATTO GASTROINTESTINALE (GIST): CHE COSA SONO, COME SI CONTRAGGONO, COME SI DIAGNOSTICANO

2.1 Che cosa sono i tumori stromali dl tratto gastrointestinale (GIST)?

I tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST) si formano quando le cellule del tratto gastrointestinale si moltiplicano in modo anomalo, fuori dal controllo.
Il tratto gastroenterico fa parte dell’apparato digerente, e svolge le funzioni di:

  • assunzione degli alimenti,
  • digestione e assorbimento,
  • eliminazione.

E’ costituito da un canale lungo circa 11 metri nell’uomo adulto e comprende, dall’alto verso il basso: esofago, stomaco, intestino tenue e intestino crasso.
I tumori stromali gastrointestinali (GIST) rientrano nella categoria dei sarcomi dei tessuti molli. I sarcomi sono tumori rari, le cui cellule somigliano a quelle che danno origine al tessuto connettivo (muscolare, adiposo, delle pareti vascolari, osseo e cartilagineo). I GIST, in particolare, sono assimilabili a sarcomi che hanno origine nel tratto digerente, dall’esofago all’ano. In particolare, la cellula tumorale mostra somiglianze con particolari cellule chiamate «cellule interstiziali di Cajal», che hanno caratteristiche intermedie fra quelle delle cellule nervose e quelle delle cellule muscolari, e che coordinano le contrazioni automatiche della parete del tratto gastrointestinale.

2.1.1 Perché si sviluppano e crescono

La crescita incontrollata delle cellule che è alla base della formazione dei tumori, nei GIST è verosimilmente collegata a una specifica alterazione nel DNA, codice genetico della cellula, che comporta l’attivazione costante di un enzima, un recettore chiamato KIT. Il recettore KIT (noto anche come CD117) appartiene alla famiglia delle tirosina chinasi ed è responsabile dell’invio di segnali di crescita e di sopravvivenza che partono dalla membrana e arrivano all’interno della cellula. Se è attivato, la cellula rimane viva e cresce o prolifera, anche quando normalmente non lo farebbe. Proprio grazie alla comprensione del meccanismo di trasformazione tumorale, sono state trovare nuove terapie molecolari mirate per questo tipo di tumore, che agiscono direttamente sull’enzima alterato «spegnendone» l’attività e bloccano la proliferazione incontrollata delle cellule.

2.1.2 La dimensione del fenomeno

Quante persone si ammalano di tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST)?
Sebbene l’incidenza della malattia (numero di nuovi casi in un anno) non sia ancora completamente nota, si ritiene che ogni anno circa 500-1.000 persone in Italia possano sviluppare un GIST.
C’è differenza di sesso o di età nella frequenza del tumore?
Non ci sono differenze di sesso o di età: ne sono colpiti in pari misura sia gli uomini sia le donne e, anche se sono diagnosticati con maggiore frequenza nelle persone di età superiore a 50 anni, questi tumori possono manifestarsi in ogni fascia di età.

2.2 I fattori di rischio

Alcune persone corrono un rischio più alto rispetto ad altre di sviluppare alcune malattie. Ciò può dipendere da diversi fattori di rischio. Un fattore di rischio è quindi ciò che aumenta la probabilità di una persona di contrarre una malattia, come il tumore: avere uno o più fattori di rischio non significa però necessariamente ammalarsi.
In particolare non esistono fattori di rischio propriamente detti per i tumori stromali del tratto gastrointestinale: solo raramente, i GIST si sviluppano in presenza di condizioni che possono predisporre la persona ad ammalarsi. Una di queste condizioni predisponesti é una rarissima sindrome familiare (nel cui caso nella stessa famiglia si verificano molti casi di GIST), detta neurofibromatosi di tipo I.
Nella maggior parte dei casi non si riconoscono fattori predisponenti né sono note le cause della malattia.

2.3 Come si manifestano i tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST)

I GIST possono manifestarsi attraverso diversi segni:

  • una massa nell’addome, che può diventare palpabile o visibile: la diagnosi di molti GIST avviene infatti perché si riscontra, alla vista o alla palpazione, una massa addominale anomala, che può essere anche rilevata da esami diagnostici eseguiti per altri motivi. Se la massa addominale è voluminosa, può dare luogo a sintomi addominali, quali dolori o disturbi intestinali, a volte vaghi, altre volte collegati alla compressione delle organi vicini;
  • un sanguinamento gastroenterico (dalla bocca o dal retto) o peritoneale: in alcuni casi i GIST vengono diagnosticati in maniera del tutto imprevista, per un sanguinamento dalla bocca o dal retto o peritoneale. In questi casi, si può sviluppare un quadro acuto che richiede un intervento di urgenza;
  • sanguinamenti minori, con conseguente possibile anemia.E’ comunque da notare che spesso mancano nei GIST alcuni segni tipici, anche in fase relativamente precoce, dei tumori più comuni del tratto gastroenterico, come soprattutto i sanguinamenti minori (sangue occulto nelle feci, ecc.), essenzialmente perché i GIST nascono nella parete del tratto gastrointestinale e non, almeno inizialmente, dalla mucosa, cioè dallo strato più interno della parete.

Vi sono infine casi in cui la diagnosi di GIST viene fatta incidentalmente a seguito di un esame, per esempio un’endoscopia, o anche un intervento chirurgico, eseguiti per altri motivi. Spesso si tratta di GIST molto piccoli, facilmente a minore rischio di esiti gravi.
Tutti i GIST, però, vanno considerati con attenzione, perché il rischio che si riformino non è mai nullo.

2.4 Quali sono gli organi più colpiti

Circa il 50% dei GIST si sviluppa nello stomaco e quasi il 30% nell’intestino tenue. Meno del 20% dei GIST origina nell’esofago, nel colon e nel retto. Talvolta i GIST si sviluppano al di fuori del tratto intestinale, comunque nell’addome.

2.5 La diagnosi

2.5.1 Come si stabilisce se si tratta di tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST)

Di fronte a sintomi sospetti, il medico dovrà arrivare a formulare una diagnosi precisa. Per fare questo può ricorrere ai seguenti esami diagnostici:

  • ecografia: è una tecnica radiologica che permette di visualizzare le parti interne del corpo come immagini a due dimensioni: utilizzando onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni);
  • TC (Tomografia Computerizzata): è una tecnica radiografica, che fotografa parti interne del corpo attraverso l’uso di un computer;
  • RM (Risonanza Magnetica): le onde magnetiche rilevano immagini di organi interni del corpo;
  • Gastroscopia e/o rettocolonscopia: esami che permettono di visualizzare direttamente le pareti interne, rispettivamente di stomaco e colonretto, mediante l’introduzione di un tubo sottile e flessibile che ha in cima una piccola telecamera, tramite il quale possono anche essere eseguita una biopsia (prelievo del tessuto tumorale).
  • eventualmente eco-endoscopia: ecografia delle pareti interne dello stomaco e del colonretto, che può essere effettuata durante l’esecuzione della gastroscopia e/o rettocolonscopiaSe uno di questi esami mostra una massa addominale, il medico dovrà procedere, per avere la certezza della diagnosi, a esame istologico, cioè al prelievo del tessuto tumorale (biopsia) e alla sua analisi. La biopsia può essere eseguita nel corso di esami endoscopici, se la massa è accessibile dal lume del tratto gastroenterico, introducendo un tubicino sottile con un’estremità che illumina attraverso la gola, o sotto guida TC o ecografica. Altre volte è necessario un vero e proprio intervento chirurgico di laparotomia. Sul campione prelevato viene effettuata la diagnosi. E’ molto importante inoltre la determinazione della presenza dell’enzima KIT (CD117), che viene rivelata grazie a una particolare colorazione del tessuto prelevato, detta colorazione immunoistochimica.
2.5.2 Sono rischiosi questi esami per il paziente?

Tutti questi esami sono in genere ben tollerati. Solo gli esami endoscopici (gastroscopia e rettocolonscopia) possono essere fastidiosi. E’ comunque opportuno che, al momento della prescrizione, il paziente riceva le necessarie informazioni in relazione ai diversi esami a cui verrà sottoposto.

3. COME SI CURANO I TUMORI STROMALI DEL TRATTO GASTROINTESTINALE (GIST)

3.1 La prima scelta: la chirurgia

3.1.1 Quando è opportuno l’intervento chirurgico

La chirurgia rappresenta a oggi il trattamento principale della malattia localizzata. L’obiettivo della chirurgia è la rimozione completa di tutto il tumore visibile. Per i GIST con metastasi a distanza la sola chirurgia non dà invece buoni risultati, e in altri casi essa risulta non fattibile per l’estensione del tumore primitivo. Inoltre, i GIST sono resistenti alla chemioterapia convenzionale.

3.1.2 Quali sono i possibili effetti collaterali dell’intervento chirurgico

Gli effetti collaterali a carico del sistema gastrointestinale legati all’intervento chirurgico dipendono dall’entità dell’intervento stesso e da quali organi il chirurgo riesce a risparmiare, oppure deve sacrificare.

3.1.3 Che impatto psicologico può aver l’intervento chirurgico

Di fronte alla notizia di un intervento chirurgico la persona può:

  • sentire minacciata la propria integrità psicofisica,
  • avere timore di affidarsi nelle mani di un estraneo,
  • avere paura per l’intervento stesso e temere danni al proprio corpo,
  • preoccuparsi per la separazione dalla famiglia.
    Quando l’intervento chirurgico riguarda un organo interno, come in questo caso, può accadere che la persona reprima alcune emozioni.
    Per limitare tali reazioni è consigliabile esprimere paure e dubbi al proprio medico: un buon rapporto tra curante e paziente è fondamentale per affrontare la malattia.

3.2 La terapia farmacologica

3.2.1 Un farmaco innovativo: Imatinib

Questo farmaco è utilizzato dal 2000-2001, essenzialmente nel trattamento della leucemia mieloide cronica e dei GIST. Si assume per bocca e blocca specificamente l’enzima alterato KIT, che è coinvolto nella crescita incontrollata delle cellule tumorali, e anche un’altra tirosina chinasi, il recettore per il PDGF, che è un altro enzima che può essere collegato, in alcuni casi, alla proliferazione dei GIST. Per questo si parla di «terapia molecolare mirata» a proposito di Imatinib, come di altri farmaci simili: la loro azione è specifica verso bersagli molecolari molto importanti per la proliferazione della cellula tumorale. Questo comporta un’azione terapeutica abbastanza prevedibile, in rapporto alla presenza del bersaglio, e, in genere, effetti collaterali poco frequenti. In particolare, Glivec® è associato in genere a pochi effetti collaterali, come soprattutto ritenzione idrica, stanchezza, crampi muscolari, diarrea, esantema cutaneo, nausea. In genere, questi effetti si risolvono spontaneamente dopo alcune settimane di terapia, ma in alcuni casi possono persistere e peggiorare. E’ dunque importante che il trattamento con tale farmaco venga seguito direttamente da un oncologo medico. D’altra parte, questo farmaco ha un’elevata probabilità di essere attivo nei GIST, intorno all’80-90%. In altri termini, sono relativamente pochi i pazienti con GIST che non rispondono favorevolmente alla terapia.

3.2.2 Altri farmaci

Dopo mesi, o anche anni, di trattamento con Glivec® il tumore può diventare resistente al farmaco. Esistono oggi diversi farmaci che sono in sperimentazione, anche in alcune istituzioni italiane, e che sono in grado di risultare attivi in pazienti resistenti a Glivec®. Come Glivec® essi agiscono direttamente sui meccanismi alla base della crescita tumorale e si assumono per bocca: per esempio il SU11248. Si tratta di farmaci «antitirosinochinasici», come Glivec®, e spesso provvisti anche di un’azione «antiangiogenica».

3.2.3 Gli effetti collaterali legati alla terapia farmacologica

Nella maggior parte dei pazienti gli effetti collaterali sono contenuti. Le conseguenze tossiche più frequenti sono limitate al primo periodo della terapia, per la durata di alcuni giorni o settimane, e comprendono:

  • ritenzione idrica, con gonfiore delle caviglie e intorno agli occhi,
  • diarrea,
  • esantema cutaneo (eruzione cutanea con macchie o vescicole),
  • astenia (insufficiente reazione agli stimoli caratterizzata da indebolimento generale)
  • crampi muscolari.Dopo una terapia prolungata, può comparire in genere:
  • una modesta mielosoppressione, con riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine, e, più spesso, dei globuli rossi (anemia cronica).Inoltre, vi può essere:
  • tossicità epatica (per esempio, con aumento delle transaminasi), che talvolta può compromettere la somministrazione regolare della terapia. I pazienti con malattie del fegato, o condizioni di rischio in tal senso (infezioni da virus dell’epatite) possono richiedere una particolare attenzione da parte dell’epatologo, ed eventualmente anche trattamenti epatologici specifici.Durante l’assunzione cronica del farmaco per la leucemia mieloide cronica è stata descritta la comparsa di:
  • ginecomastia (aumento di volume della ghiandola mammaria nel maschio), in rapporto con una riduzione del livello di testosterone, e a volte nei pazienti maschi è stata riportata impotenza.In meno del 5% dei pazienti, all’inizio del trattamento, possono verificarsi:
  • episodi di sanguinamento importanti, dovuti a una rapida risposta delle lesioni tumorali. In pratica, l’effetto terapeutico può comportare un sanguinamento all’interno del tumore.
    A volte, questo può determinare:
    o un’anemia importante, che può richiedere trasfusioni immediate e provvedimenti urgenti,
    o sanguinamenti nel tratto gastroenterico (quindi dalla bocca o dal retto) o all’interno del peritoneo. In questi casi, possono rendersi necessari provvedimenti urgenti, anche chirurgici. Questi effetti collaterali sono più frequenti nei primi mesi di terapia.

3.3 chemioterapia

3.4.1 Quando viene impiegata la chemioterapia?

La chemioterapia convenzionale, per esempio quella impiegata solitamente nei sarcomi dei tessuti molli, è poco attiva nei GIST.

3.3.2 Come funziona la chemioterapia?

La chemioterapia utilizza farmaci in grado di uccidere le cellule tumorali (chemioterapici antitumorali), che possono essere somministrati per bocca o essere iniettati nel muscolo o nelle vene. I farmaci possono essere utilizzati singolarmente o, più spesso, in combinazione tra loro. Una volta entrati nel sangue, i farmaci vengono trasportati attraverso tutto l’organismo.

3.4 La radioterapia

3.4.1 Quando viene impiegata la radioterapia?

La radioterapia in genere non è utilizzata, anche per la sede di origine di questi tumori, che non si presta al trattamento radiante. Non è peraltro escluso che alcuni casi di GIST a partenza dal retto possano trarre giovamento dalla radioterapia, ma si tratta, al momento, di un’opzione non propriamente convenzionale. I tumori stromali del retto sono peraltro rari fra i GIST.

4. GLI STADI DEI TUMORI STROMALI DEL TRATTO GASTROINTESTINALE (GIST)

4.1 La stadiazione e le classi di rischio

Lo stadio di un tumore indica la sua estensione nell’organo di origine e la sua diffusione ai linfonodi o ad altri organi (metastasi). Per i GIST si preferisce in genere classificare la malattia come:

  • localizzata operabile,
  • localizzata non operabile,
  • metastatica.Nell’ambito della malattia localizzata, si utilizza una distinzione in quattro classi di rischio, in base alle dimensioni del tumore e a quanto le cellule si moltiplicano (numero delle mitosi, cioè delle cellule che risultano dividersi in una sezione istologica di determinate dimensioni):
  • molto basso,
  • basso,
  • intermedio,
  • alto.

La malattia avanzata è caratterizzata generalmente dalla diffusione al fegato e/o al peritoneo, cioè la membrana che ricopre esternamente il tratto gastroenterico, all’interno della cavità addominale.

E’ più raro che la malattia si estenda ai polmoni o in altre sedi a distanza (scheletro, linfonodi toracici, tessuto sottocutaneo, ecc.).

In altri termini, i GIST si diffondo, si riformano e interessano essenzialmente la zona addominale.

4.2 Il trattamento dei tumori stromali del tratto gastroenterico (GIST) a seconda dello stadio

4.2.1 Il trattamento della malattia localizzata e localmente avanzata operabile

La chirurgia rappresenta il trattamento principale della malattia localizzata operabile, in cui cioè sia possibile l’asportazione completa del tumore. Una resezione completa, senza residuo di malattia, è il miglior trattamento per la malattia operabile. Ci si sta chiedendo se il trattamento medico con Glivec® possa essere utile a ridurre il rischio di ricaduta dopo la chirurgia, utilizzandolo cioè in maniera precauzionale, come si fa con la chemioterapia adiuvante in diversi altri tumori. A oggi, questo non è stato dimostrato, essendo ancora in corso gli studi intesi a valutare tale ipotesi. Al momento, dunque, andrebbe evitato l’uso di Glivec® a scopo precauzionale al di fuori di studi clinici. E’ chiaro che l’uso precauzionale di Glivec® potrebbe dare un beneficio, diminuendo il rischio di ricaduta e quindi aumentando le probabilità di guarigione, ma potrebbe anche aumentare il rischio di resistenza acquisita da parte del tumore, perlomeno anticipandola rispetto a una fase successiva in cui, per una ricaduta, si rendesse necessario l’utilizzo del farmaco. Dunque, è importante che l’opzione precauzionale venga discussa con l’oncologo medico ed eventualmente praticata all’interno di studi clinici controllati. Naturalmente, l’opzione della terapia precauzionale è comunque da riservarsi ai pazienti con un rischio più importante di ricaduta, cioè ai pazienti con fattori di rischio significativi.

4.2.2 Il trattamento della malattia localmente avanzata e metastatica

L’approccio alla malattia avanzata è stato rivoluzionato dall’introduzione nella pratica clinica di Imatinib (Glivec®). L’attività di Glivec® venne dimostrata inizialmente in una paziente con GIST avanzato che iniziò il trattamento nel marzo 2000. Gli eccezionali risultati ottenuti in quella paziente furono confermati in due successivi studi, uno europeo e uno americano. Le risposte del tumore al farmaco si evidenziano in circa il 80-90% dei pazienti trattati. Attualmente Glivec® è la migliore terapia disponibile nei GIST in fase avanzata, anche se il farmaco è entrato solo da poco nell’uso clinico e mancano perciò tutte le informazioni necessarie a un suo utilizzo propriamente ottimale. In particolare mancano conoscenze certe e provate su quanto tempo la terapia debba essere prolungata, se debba essere associata alla chirurgia del residuo dopo risposta, come gestire al meglio la tossicità di un trattamento potenzialmente cronico o comunque molto prolungato. In questo momento gli studi in corso stanno cercando di rispondere a queste domande. Naturalmente, l’effettuazione del trattamento in un centro di riferimento per la patologia aiuta a ricevere un’assistenza in linea con quanto a livello internazionale viene continuamente concordato, mano a mano che nuovi risultati vengono acquisiti. In particolare, l’asportazione chirurgica della malattia residua dopo terapia è attualmente un’opzione spesso considerata nei pazienti che abbiano ricevuto la terapia per più di 6-12 mesi e in cui essa sia fattibile con una certa facilità. In ogni caso, la tendenza attuale è quella di proseguire la terapia per lunghi periodi, anche indefinitamente, mantenendo sotto controllo la risposta. Analogamente, meglio se nell’ambito di studi clinici ad hoc, la chirurgia della malattia residua può essere proposta a pazienti con malattia localmente avanzata non operabile d’amblée, o con malattia localmente avanzata che richiederebbe una chirurgia demolitiva con compromissione dell’organo e/o della sua funzione.
In caso il tumore non risponda alla terapia o in caso di resistenza acquisita al farmaco, è attualmente raccomandato un aumento della dose, se la dose iniziale è stata 400 mg al giorno, in quanto questo ha consentito di ottenere una risposta in alcuni pazienti non responsivi alle dosi standard. Altrimenti, sono aperti, anche in Italia, studi clinici su nuovi farmaci antitirosinochinasici/antiangiogenici, che si sono già dimostrati attivi in pazienti resistenti in alcuni studi condotti recentemente (per esempio, con il farmaco recante la sigla SU11248, e con altri simili).

5. LA PROGNOSI

5.1 Informazioni generali

La prognosi indica le probabilità che la cura abbia successo. Si tratta di dati statistici ricavati da diversi studi che osservano l’andamento della malattia in un alto numero di pazienti. E’ importante ricordare che queste statistiche sono indicative: nessun medico è in grado di dire esattamente quale sarà l’esito della cura in un singolo paziente o quanto tempo questo paziente vivrà. La prognosi, infatti, dipende da diversi fattori, che hanno a che vedere con il singolo paziente.

5.2 la prognpsi nei tumori stromali del tratto gastrointestinale (GIST)

Per quanto riguarda i GIST, i fattori principali che determinano la prognosi sono: l’estensione di malattia (localizzata o metastatica); e, nella malattia localizzata le dimensioni e il numero delle mitosi.

 

6. COSA OCCORRE FARE DOPO IL TRATTAMENTO

6.1 Informazioni generali

Dopo aver completato tutti i trattamenti, lo specialista pianificherà una serie di visite successive e di esami ulteriori, per controllare gli effetti delle terapie e accertarsi che il tumore non si riformi. E’ comunque importante che il paziente si rivolga subito all’oncologo in caso di sintomi o effetti nuovi, anche al di là degli appuntamenti già programmati. Questa pianificazione di controlli nel tempo prende il nome di follow up.

6.2 Il follow-up nei tumori stromali del tratto gastroenterico (GIST)

Tabella. Il follow-up
La maggior parte delle ricadute dei GIST si verifica entro pochi anni da una chirurgia completa e quasi sempre la ricaduta coinvolge peritoneo e/o fegato. Per questo sono consigliati una serie di esami di controllo la cui frequenza varia nel tempo, come indicato nello schema.
Stadio del tumore malattia localizzata o localmente avanzata
Periodo di tempo dopo la terapia primi 2-3 anni. terzo anno quinto anno oltre
Esami
  • tomografia computerizzata (TC) o tomografia computerizzata (TC) dell’addome
  • eventualmente alternate con un’ecografia
  • TC o RM dell’addome
  • eventualmente alternate con un’ecografia
  • TC o RM dell’addome
  • eventualmente alternate con un’ecografia
  • Tc o RM dell’addome
  • eventualmente alternate con un’ecografia
Frequenza almeno una volta ogni 3 mesi una volta ogni 4 mesi una volta ogni 6 mesi una volta all’anno
La frequenza dei controlli riflette l’andamento del rischio nel tempo e può richiedere adattamenti al caso singolo, in relazione a specifici fattori di rischio. E’ da notare che vi può essere un rischio di ricaduta anche dopo molti anni, ma si tratta di un rischio basso, spesso più basso di tanti altri rischi che tutti noi abbiamo, semplicemente per età e/o “stile di vita”. E’ importante che il paziente con GIST si consideri guarito almeno dopo che siano passati alcuni anni, quando cioè il suo rischio di ricaduta è molto basso, se non addirittura trascurabile.
Stadio del tumore malattia avanzata
Esami da effettuare
  • tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM) dell’addome;
  • radiografia /TC del torace;
  • esami del sangue (emocromo);
  • esami di funzionalità epatica e renale.
Tutti i pazienti con GIST in terapia con Imatinib (Glivec®) o con altra terapia medica, richiedono un controllo sistematico sufficientemente stretto, sia per i possibili problemi legati al trattamento, sia per controllare l’evoluzione della malattia, attraverso visite di controllo abbastanza frequenti ed esami strumentali (vedi scheda).Anche i pazienti che abbiano eventualmente sospeso la terapia medica, ma che siano stati trattati per una malattia non “limitata”, richiedono controlli più frequenti, in modo da potere riprendere le terapie se necessario.

INDICE

Dr.ssa Federica Grosso (Author)
Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori – Milana, Italia
mail: federica.grosso@istitutotumori.mi.it